Eccoci a fare l’ennesimo mea culpa: anche se cerchiamo di essere il più imparziali possibile, non possiamo negare di avere una particolare predilezione per i giochi di ruolo. Alla fine è da lì che veniamo, da quando abbiamo iniziato a sfogliare le prime pagine dei libri game, fino ad arrivare ai giochi di ruolo pen and paper più moderni, quindi è normale considerare questi videogiochi come la naturale evoluzione di ciò che abbiamo sempre fatto!

La domanda, però, rimane: perché tanta passione per i giochi di ruolo?

Perché, almeno secondo noi, è il genere in cui è più facile immedesimarsi, l’unico che ci fa partecipare alla crescita del personaggio, fino a farcelo vivere come una diretta estensione della nostra volontà; volontà che si trasmette anche alla possibilità di fare delle scelte che avranno un effettivo impatto sull’impianto di gioco e che provano (spoiler: i videogiochi ancora non ci riescono del tutto) a far vivere quella sensazione di libertà che tanto aneliamo.

Di base è questo il motivo che ci porta ad investire centinaia di ore nei gdr; questo è anche la sensazione di potenza, ovviamente! Non vediamo l’ora di salire di livello per usare armi e incantesimi sempre più potenti e fare il bello e cattivo tempo!

Sul serio, la storia è solo il terzo dei motivi per cui ci siamo avvicinati ai giochi di ruolo, anzi, paradossalmente, la trama di questo tipo di giochi (alcuni anche presenti in questo elenco) non è che sia esattamente da premio nobel; ribadiamo, è proprio l’affezione che arriviamo a provare per il nostro alter ego digitale che salva tutta la baracca e ci porta ad entrare dentro questi mondi e a non volerli più abbandonare.

Anche qui, la logica è che questi giochi dovreste giocarli, quindi abbiamo dato la precedenza a titoli di cui è ancora possibile realisticamente godere, sia perché gira sull’hardware attualmente a disposizione, sia perché è invecchiato bene. Fatta la doverosa premessa: via con il listone!

The Witcher 3: uno dei migliori GDR occidentali

Abbiamo già avuto modo di parlarvi di in un altro video e confermiamo qui tutto quello che abbiamo già detto: probabilmente ad oggi, The Witcher è il videogioco che più rende onore alla categoria Giochi di Ruolo, grazie alla sua natura cross mediale: nato da una saga di libri (che ha contribuito a far conoscere al mondo), a breve avrà anche una serie TV prodotta da Netflix. Lo Strigo Geralt di Rivia, quindi, è diventato un personaggio che ha valicato i confini del media videogioco ed è entrato di diritto nella cultura popolare.
E ci entra anche da padrone, perché tutto questo successo non è dovuto alla fortuna, ma alla qualità della scrittura che ci ha regalato un personaggio maturo e complesso che vive tra due mondi.
Il terzo capitolo di questa saga è anche un gioiello dal punto di vista tecnico, un open world sterminato in cui c’è un mare di cose da fare e che vi terrà compagnia per un’infinità. E quando starete per finirlo, pronti a riabbracciare la vostra vita sociale, vi accorgerete che The Witcher è l’unico gioco che ha le espansioni che durano come il gioco principale e, prima piangerete un po’, ma poi sarete felicissimi di poter tornare a cavalcare alla ricerca di nuove imprese da compiere.

Divinity Original Sin

Divinity condivide la sua storia con quella di Pillars of Eternity: uscito nello stesso periodo, ispirato al caro vecchio Baldur’s Gate e arrivato sul mercato non per la lungimiranza di una casa di produzione ma grazie a Kickstarter. Ah, sì, altra cosa che condivide con Pillars è quella di essere un gran gioco!

In Divinity potremo gestire un gruppo di massimo 4 personaggi che, in combattimento, si alterneranno in turni prestabiliti e non in tempo reale. Questo per farli avanzare di livello e renderli sempre più potenti oltre che per imparare a conoscere loro e le meccaniche di gioco in generale, così a fondo da poter creare delle combo mortali per i nostri nemici. Esempio banale: avete un mago che spara delle belle saette elettriche dalle mani? Benissimo, perché non fate tirare una bella freccia d’acqua dal vostro arciere così da aumentare le possibilità che l’avversario venga stordito? Oppure: siete in minoranza e non volete farvi circondare? Perché non arretrate attraverso quella strettoia, buttate una fiasca d’olio a terra e poi date fuoco al mondo, così nessuno si può avvicinare senza rimanere bruciato? Ripeto, sono solo esempi banali e parte del divertimento del gioco è proprio quella di capire come rendere i vostri attacchi più efficaci.

Il gioco è veramente hardcore perché non vi accompagna per mano dalla quest A alla quest B indicandovi sulla mappa stelline, frecce, razzi di segnalazione: assolutamente niente di tutto questo! Sarete voi, stando attentissimi a quello che vi dicono i personaggi, che dovrete capire dove dirigervi e come fare a risolvere i mille enigmi da affrontare per arrivare alla fine!

Dragon’s Dogma

Un canyon buio, un compagno che vi esorta, un dragone che prova ad arrostirvi non appena iniziate a muovervi. È lui il motivo per cui siete qui e vi lanciate al suo inseguimento. Se già non vi sembra una situazione facile, bhè, sappiate che le cose peggioreranno a breve; dopo una serie di corridoi in cui potete riscaldarvi affettando dei minion (e recuperando dei compagni chiamati Pedine) vi si parerà di fronte il primo boss del gioco: una chimera.
In questo scontro apprezzerete subito la bellezza di questo gioco: sincronizzare gli attacchi dei vostri compagni, scoprire i punti deboli del vostro nemico senza i quali non riuscirete a farlo soccombere, scalare la schiena della bestia e colpirla resistendo agli scossoni.
A prima vista Dragon’s Dogma sembra il gioco di Frankenstein, perché pare lo abbiamo creato prendendo dei pezzi dagli altri giochi: il party di Dragon Age, la possibilità di scalare i boss da Shadow of the Colossus o, meglio ancora, da Monster Hunter, l’ambientazione da Skyrim e così via (date un'occhiata all'articolo sulla saga di The Elder Scrolls). In realtà, non si tratta assolutamente di un limite perché questi elementi sono talmente tanti e così personalizzati, che Dragon’s Dogma vive di vita propria senza essere debitore con nessuno: il gioco, molto action (a volte anche un po’ confusionario), è estremamente divertente e non può essere affrontato pigiando tasti a caso; come vi abbiamo già anticipato prima, dovrete sempre evocare delle Pedine, creature senzienti create dagli altri giocatori, per sfruttare le loro abilità peculiari e di cui risulta fondamentale seguire le indicazioni per scoprire i punti deboli dei nemici.

Pillars of Eternity

I ragazzi di Obsidian non ci hanno provato nemmeno a nascondere il debito che il loro Pillars of Eternity ha nei confronti di Baldur’s Gate: visuale isometrico, gruppo di sei personaggi, strategico in tempo reale con la possibilità di mettere in pausa. Sono tutte cose che vi abbiamo già raccontato prima e sarebbe veramente molto difficile per un non appassionato distinguere i due giochi. Allora perché Pillars of Eternity non è tacciato di essere un clone ma viene indicato da tutti come un capolavoro? Perché i giochi alla Baldur’s Gate erano usciti dal mercato dei videogiochi da più di quindici anni, le case di sviluppo non ne producevano più perché pensavano non ci fossero più videogiocatori che volessero investire i proprio soldi su questi giochi.
Ai ragazzi di Obsidian, però, questi conti non tornavano, quindi si sono esposti in prima persona, hanno saltato le case di produzione e si sono rivolti direttamente al mercato proponendo il loro gioco su Kickstarter; il resto è storia: hanno raccolto un milione di dollari in 24 ore e quasi 4 milioni a fine campagna e ci hanno regalato un ritorno a questo genere dimenticato.
Ovviamente, non è la nostalgia l’unico pregio di Pillars: dalla storia, ricca ed evocativa, al lavoro grafico fatto nonostante i limiti imposti dalla visuale isometrica, questo gioco è una perla sotto tutti i punti di vista ed è, infatti, stato premiato, tanto da aver prodotto un sequel (della stessa qualità del primo) uscito ad inizio 2018.

Deus Ex: Human Revolution

Sempre per rimanere in ambito sci-fi, vi parliamo di Deus-Ex. La saga creata da Warren Spector è diversa da quella di Mass Effect e lascia da parte i viaggi interplanetari e le galassie lontane per concentrarsi su altri aspetti, uno su tutti quello della biomeccanica, iscrivendosi di diritto nel genere cyberpunk. Il nostro protagonista si trasforma già nelle prime fasi di gioco in una sorta di superuomo perché, in seguito ad un attacco terroristico che per poco non gli costa la vita, gli vengono forniti degli arti cibernetici che non assolvono soltanto alla loro funzione, ma ci permettono di utilizzare tutta una serie di superpoteri; superforza, resistenza sovrumana, radar, sono solo alcuni esempi e potremo scegliere noi durante il gioco quali altri attivarne grazie agli innesti cibernetici, cambiando in questo modo anche il nostro modo di giocare.
Deus-Ex, oltre ad essere un grande gioco sotto il punto di vista del gameplay, è anche molto interessante per tutte le domande che ci pone: è giusto che l’uomo provi a sconfiggere la morte? Quali sono o quali dovrebbero essere i confini della scienza? A cosa ci condurrà giocare a fare Dio? Come già il titolo lascia intuire (la locuzione completa è Deus Ex Machina e si tratta di un artificio narrativo usato nel teatro greco: il dio che interviene a risolvere la situazione) ci sono parecchi richiami alla mitologia greca; vi imbatterete nei nomi di Dedalo e Prometeo, ad esempio, personaggi classici che hanno avuto l’ardire di sfidare gli dei.
Per chiudere, un gioco sicuramente da giocare a cervello acceso per riflettere sempre puntualmente sulle ripercussioni di quello che succede sullo schermo.

Mass Effect

Scusa, ma quindi possiamo fare anche un gioco di ruolo fantascientifico? Certo, si può fare e può uscire tranquillamente un capolavoro. La trilogia di Mass Effect è stata per noi una delle esperienza più cinematografiche legate al mondo del videogioco: grazie ad una regia che ancora fa la sua figura, le avventure del Comandante Shepard sono state un viaggio epico, ad alto tasso di trasporto emotivo. Assistere in prima fila allo sforzo delle colonie nelle resistenza all’invasione, lottare contro l’ottusità della burocrazia e avere l’onore di compiere delle scelte fondamentali per la sopravvivenza (sia dei propri compagni, sia in scala molto più grande) è un’esperienza che, pur se non esente da difetti, non scambieremmo con niente al mondo. Anche se sembra andare in conflitto con quello che vi abbiamo appena detto, vi vogliamo dare un consiglio: anche se l’elemento delle Scelte aumenta il fattore rigiocabilità, vi consigliamo di affrontare il gioco una sola volta, fare le vostre scelte e pagarne le conseguenze. Secondo noi, solo in questo modo potrete veramente immedesimarvi nel Capitano Shepard e sentire il vero peso che si porta dietro.

Baldur’s Gate 2

Questo è il gioco dell’elenco che più ci riporta ai primi approcci con i giochi di ruolo pen and paper, perché è esattamente da lì che prende ispirazione e regole. Baldur’s gate, infatti, si basa sul sistema di gioco Advanced Dungeons and Dragons, su cui abbiamo passato interi pomeriggi (sere, e pure qualche mattina) della nostra infanzia. Giocare a Baldur’s Gate per noi è stato come tornare a casa, non avevamo minimamente bisogno di stare a pensare su come far crescere i nostri personaggi, quali incantesimi fargli memorizzare e come valorizzare le loro abilità; conoscere così a fondo il sistema di gioco ci ha permesso di affrontare le avventure con il massimo della concentrazione sugli obiettivi, ma state tranquilli: è un sistema estremamente user friendly e, anche chi è a digiuno di giochi di ruolo, impiegherà pochissimo tempo a padroneggiarlo. Il fatto che il gioco sia uno strategico, con visione isometrica, in tempo reale ma con la possibilità di mettere in pausa l’azione per riflettere su quali azioni compiere, favorisce di molto il processo di assimilazione del sistema. Come ogni gioco di ruolo che si rispetti, Baldur’s Gate vi permetterà di scegliere tra razze e classi del vostro personaggio per personalizzarlo e affrontare il gioco come più vi aggrada e non dovrete nemmeno preoccuparvi di sbagliare la vostra scelta: avete preso un mago o un ladro e vi sentire troppo esposti alla violenza dei nemici? Tranquilli, assoldate un bel guerriero che vada avanti a prendere i ceffoni per voi. Il guerriero di cui sopra viene costantemente ferito e rischia ogni volta di passare a miglior vita? Che aspettate a far unire alla vostra compagnia un bel chierico che vi cura dalle ferite e vi dà supporto? In questo gioco, infatti, potete scegliere fino a 5 compagni che affronteranno le missioni con voi, tirandovi fuori dalle situazioni più intricate. 

The Elder Scrolls: Skyrim

Devo essere sincero, ci siamo interrogati a lungo su quale Elder Scrolls inserire nel listone: alla fine abbiamo scelto Skyrim perché anche se non siamo sicuri sia il miglior Elder Scrolls in assoluto, siamo abbastanza sicuri che sia il più giocabile in questo momento. Questi, comunque, sono dettagli, perché Skyrim è un capolavoro fatto e finito sotto qualsiasi aspetto lo si guardi; a stupire è soprattutto la capacità di trascinare il giocatore in un mondo vastissimo e pulsante, in cui dobbiamo muoverci agilmente tra nemici che vogliono la nostra pelle, politica ed economia. Neanche i bug, che sono tanti ma è inevitabile in un gioco così enorme, minano l’immedesimazione nel nostro personaggio, anzi al massimo strappano una risata. Non scendiamo nel dettaglio della trama per evitare l’effetto “Ptor figlio di Kmer”, visto che tutti i nomi potrebbero essere stati presi di peso dalla mitologia norrena o dal catalogo dell’Ikea, ma quello che vorremmo lasciarvi è la sensazione di totale immersività che offre il gioco, un vortice che rischia di risucchiarvi pesantemente grazie alle sua infinite attività (tra missioni principali, secondarie, gilde e varie ed eventuali) che porteranno il counter delle ore a scorrere inesorabilmente e la vostra vita reale a diminuire clamorosamente.
Sul serio, Skyrim ha tutto il potenziale per essere l’ultimo gioco che acquisterete in vita vostra!

Dark Souls

Stavolta non posso nascondere la mia preferenza, abbastanza assoluta, per uno dei giochi del listone: Dark Souls è una febbre ancora accesa! Nato come gioco di nicchia, è riuscito a farsi spazio tra una nutrita schiera di videogiocatori attratti dalla sua difficoltà estrema (in parte dovuta alla bastardaggine dei nemici, in parte dovuta alle scelte di design: tipo che se smettessero di mettere dei boss alti come palazzi visto che la telecamera non riesce a gestirli, saremmo tutti grati).
Sì, la difficoltà è la caratteristica che più balza all’occhio, tanto da renderlo un termine di paragone per tutti gli altri giochi: girando per i siti di informazione non è raro imbattersi in locuzioni come “è il Dark Souls dei platform”, “è il Dark Souls dei gdr isometrici” e via dicendo, usando Dark Souls come sinonimo di gioco difficile e dimenticando che i giochi difficile c’erano anche prima. Come sanno bene i milioni di giocatori che si sono appassionati a questa saga, la difficoltà non è la caratteristica principale del gioco, ma è solo una parte del gameplay funzionale a rendere più gustoso il piatto principale: l’esplorazione!
Siamo assolutamente convinti che l’esplorazione sia al centro del gioco e tutto il resto è a suo servizio: dal level design che sembra intricatissimo ma che fa quadrare tutto con un’eleganza mai vista prima, passando per i già citati mostri infami che vi renderanno sempre la vita difficile (mai, ma proprio mai, avere fretta in Dark Souls), fino ad arrivare al modo in cui la storia viene raccontata. Questo ultimo punto è un’altra delle evoluzioni (non rivoluzioni, perché non è stato il primo a farlo) importantissime di Dark Souls, tanto che si è arrivati a parlare di Lore e non di Storia. La trama, infatti, non viene portata avanti in maniera convenzionale attraverso filmati e spiegoni di altri personaggi, ma dobbiamo intuirla dalle brevi interazioni con i personaggi non giocanti e dalla descrizione degli oggetti che troviamo: capite adesso perché l’esplorazione è così importante? Dark Souls riesce dove gli altri giochi falliscono, ovvero nel dare un motivo al giocatore per cercare ogni possibile anfratto e morire mille volte per raggiungerlo! Prendere quell’oggetto su quello sperone a picco nel vuoto protetto da un gigante con una mazza alta come un palo della luce non è solo un vezzo per aumentare i collezionabili, ma serve proprio per non rischiare di perdersi qualche elemento fondamentale della narrazione.
Siamo andate già un po’ lunghi, ma una menzione al comparto multiplayer dobbiamo farla perché forse è l’unico elemento veramente innovativo di Dark Souls: potrete richiamare nel vostro mondo di gioco dei vostri amici che vi aiuteranno ad affrontare le asperità, ma fate attenzione! Allo stesso modo potreste anche essere invasi da altri giocatori che brameranno veder scorrere il vostro sangue!

Fallout 3

Erroneamente, spesso vengono associati come binomio indissolubile gioco di ruolo e ambientazione fantasy ma, come dimostrerà anche il resto di questo listone, non è assolutamente così e Fallout 3 è qui per dimostrarlo. Qui non si sono draghi e sotterranei, ma il setting è un nord america post-apocalittico; l’anno è il 2277 e la popolazione per sopravvivere alla contaminazione è costretta a vivere in dei bunker chiamati Vault. Anche se l’estetica continua il discorso portato avanti dai primi due Fallout ispirandosi quindi, agli anni ‘50, questo gioco rappresenta in realtà un punto di rottura per la saga: si passa, infatti, da una visuale isometrica ad una visuale in prima o terza persona (a voi la scelta), cosa che va a toccare anche il gameplay che con questa impostazione passa da strategico a action.
Il fascino della serie Fallout è innegabile, è riuscita ad entrare nel cuore dei videogiocatori grazie ad un’estetica estremamente curata, ad una trama profonda e matura e, soprattutto, grazie alla libertà che ci lascia: libertà non solo intesa nel modo in cui possiamo affrontare le missioni che ci verranno offerte, ma libertà di decidere la sorte del mondo grazie alle nostre scelte.

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