Una volta abbiamo provato a giocare ad un horror con le cuffie dotate di isolamento acustico: stiamo ancora provando a scastrare il joypad dal soffitto, dove lo abbiamo lanciato dopo che il nostro coinquilino ha avuto la bella idea di toccarci sulla spalla per dirci che era pronta la cena. Dopo anni di psicoterapia, siamo finalmente pronti a esorcizzare i nostri demoni e parlare finalmente della Top 10 Horror senza rischiare nuovamente di fare un soggiorno forzato in quella camera là, con le pareti imbottite.

Eh sì, cari amici, i giochi horror riescono ad arrivare dove i film dello stesso genere faticano; grazie all’immersività data dal media, arriviamo a provare veramente ansia e paura per la nostra vita… e, come asseriva Lovecraft, la paura è la più antica e potente emozione umana. Non è facile, però, trovare un gioco horror che non si limiti ad una serie di jumpscare, facendo uscire i mostri da dietro l’angolo per farci BHU! Ecco una guida, quindi, che vi può aiutare ad orientarvi nella scelta di giochi che non solo vi facciano paura, ma che vi facciano vivere la paura.

Se siete pronti e avete il cuore in forma: via con il listone!

The Last of Us

Giuro, anche se possiamo dire senza timore di smentita che The Last of Us sia un capolavoro, mi sono trovato ad interrogarmi se fosse, però, un capolavoro horror (che poi è quello che stiamo cercando qui). Quindi, ok la narrazione, benissimo la regia, fantastiche la regia e la scrittura, ma alla fine di tutto questo, The Last of Us fa paura? Alla fine mi sono dovuto rispondere che Sì, The Last of Us fa paura, probabilmente fa più paura di tutti gli altri giochi di questo listone.
Per scoprire il motivo, procediamo con ordine…
È ovvio che l’epidemia in questo gioco ha solo una funzione narrativa, rimane, ovviamente, sempre in sottofondo, ma non è il nostro principale problema; per questo motivo, giocando a The Last of Us la prime cose che mi sono venute in mente sono La Strada di Cormac McCarthy e The Walking Dead di Robert Kirkman: il nostro vero nemico non sono gli infetti, ma gli altri esseri umani!
Il nostro nemico è la stupidità del soldato che ci spara ad inizia gioco solo perché doveva obbedire agli ordini; il nostro nemico è la disperazione degli altri sopravvissuti che sarebbero disposti a tutto per non morire oggi; il nostro nemico è la violenza e l’arroganza dei nostri simili che non ci pensano due secondi ad approfittarsi dei più deboli per il loro tornaconto personale.
Questo è il motivo per cui reputo The Last Of Us il gioco che più mi ha spaventato, l’esperienza che mi ha lasciato con l’angoscia e il fiato corto: i nemici che incontriamo nel gioco non sono creature immaginarie che è divertente crivellare di colpi, ma sono esseri umani come noi che hanno scelto di rinunciare alla loro umanità pur di vedere il solo sorgere per almeno un altro giorno.
E se non vi mette paura questo...

Alien Isolation

Ovvero, giochiamo a nascondino con lo xenomorfo. E ci può essere qualcosa di più spaventoso di percorre gli stretti cunicoli di un’astronave inseguiti da una bestiaccia bavosa che vuole banchettare con le nostre interiora? Ecco, appunto, anche noi pensiamo di no! Contrariamente a quanto avviene negli altri giochi, però, qui dovrete abbracciare il buio, perché sarà solo nel buio che troverete la momentanea salvezza. E voi, provate a immaginarvi, da soli, chiusi dentro uno sgabuzzino, intenti a trattenere il respiro affannato per non fare un rumore che potrebbe risultarvi fatale, mentre non riuscite a capire cosa succede intorno a voi e… cosa è stato? Il rumore di una tubatura troppo vecchia o la morte che si avvicina? Ecco, se pensate di poter passare dieci ore così, Alien Isolation è il gioco che fa per voi!

Outlast

E' dai tempi di Project Zero che abbiamo un debole per i giochi horror che ci mettono in situazioni di estrema fragilità, impersonando personaggi senza particolari abilità che si trovano a dover affrontare pericoli più grandi di loro. Niente soldati di elitè come Chris Redfield, i protagonisti di Project Zero e Outlast sono, rispettivamente, una ragazzina con una macchina fotografica e un giornalista con una videocamera. È questo uno dei motivi per cui Outlast, pur se non esente da difetti derivanti soprattutto dalla sua natura indie, ci è piaciuto un casino. L’altro motivo è lo stesso che rende migliori i videogiochi rispetto agli altri media: noi non assistiamo alle imprese di Miles Upshur, giornalista indipendente alla ricerca della verità sul manicomio di Mount Massive, noi SIAMO Miles Upshur, giornalista indipendente alla ricerca delle verità sul manicomio di Mount Massive. La sua vita è la nostra, la sua angoscia è l’angoscia che proviamo anche noi, la paura che proviamo è reale e non il riflesso di qualcosa che vediamo sullo schermo; il livello di empatia è massimo ed è questo il motivo per cui giocare ai giochi horror ci fa venire i capelli bianchi, mentre la maggior parte dei film horror ci fa solo sbadigliare.

Resident Evil 7: un Horror storico

Perché inserire il settimo e non il primo Resident Evil? Bhè, perché anche in presenza di remake vari, questo è il miglior Resident Evil che potete giocare in questo momento e, soprattutto, perché siamo felicissimi che il RE sia tornato, dopo i fallimenti contrassegnati dalla deriva action del quinto e sesto episodio, all’essenza di Survival Horror. Questo ritorno alle origini e alla natura di survival horror, si evince anche dalle fonti di ispirazione che vengono rese palesi dalle molte citazioni del gioco: Non aprite quella porta e La Casa, sono le prime che vengono in mente.
In Resident Evil 7, infatti, si respira l’horror della provincia americana, quella dei redneck e delle famiglie di freak con molti segreti da nascondere, quella stessa provincia americana che più di recente è stata raccontata dal film La casa dei 1000 corpi, altra bellissima opera horror che vi consigliamo di recuperare.
E sapete quale pensiamo sia l’altra fonte di ispirazione di questo gioco? Silent Hill! Vi sembrerà assurdo ma Resident Evil 7 ha molto da condividere con il primo Silent Hill, a partire dal fatto che il protagonista è, quasi, un uomo qualunque che si trova in un posto spaventoso perché deve ritrovare un familiare perduto, al fatto che il gameplay metta l’esplorazione prima dell’azione.
Se pensate che questa affermazione sia eccessiva, provate a giocarci e fateci sapere cosa ne pensate.

Dying Light

Molti giochi di questo listone, puntano tutto sul metterci in una situazione di debolezza e noi lo apprezziamo, ma questo non vuol dire che non ci piaccia imbracciare le armi e fare una strage di zombie. Per questo diciamo grazie a Dying Light e al suo open world! Noi siamo Kyle Crane, un agente speciale paracadutato nella città di Harran con il compito di trovare un file rubato su cui si trova parte della cura all’epidemia zombie che sta infestando la città. Non appena tocchiamo terra ci troviamo in un mondo di prede e predatori, di sopravvissuti e sciacalli e spetterà a noi trovare un modo per districarci tra tutti i pericoli e aiutare gli ultimi rimasti a non essere ancora infettati. Il gioco ci ha colpito proprio per la sua natura open world, dove, a fianco di una storyline principale che porta avanti la trama, ci sono una serie di quest secondarie ben scritte e che contribuiscono a farci immergere in questo mondo oscuro e pericoloso. Tutto questo, ovviamente, non sarebbe servito a nulla se non ci fosse un sistema di combattimento all’altezza e delle dinamiche coinvolgenti (due su tutte: le abilità legate al parkour e il ciclo notte/giorno che stravolge completamente il modo di giocare). Per chiudere, in Dying Light c’è meno spazio per il terrore vero e proprio, ma ne guadagniamo in catarsi: ficcare nella testa di quei simil zombie un’arma che noi stessi abbiamo costruito dona un senso di soddisfazione impagabile!

SOMA

Non so se è una cosa condivisa, ma una delle cose che ci mette più ansia è l’ambiente sottomarino: il pensiero di avere un’enorme massa d’acqua sulla testa e la consapevolezza che i movimenti che possiamo fare in acqua non sono gli stessi che possiamo fare sulla terra ferma, fa salire i livelli di stress oltre il limite di guardia. Alla luce di questa rivelazione, SOMA parte con un +10 di punteggio. A questo aggiungete la “Formula Frictional” che anche qui non ci dà modo di sparare male ai nostri incubi, ma ci costringe ad affrontarli in modi più subdoli e ad avrete un risultato letale per il vostro sistema nervoso. Sarà fondamentale per noi, infatti, risolvere i puzzle ambientali e rimanere nascosti per non soccombere ai nostri nemici che ci vogliono veder passare a miglior vita. SOMA è, come altri in questo listone, la testimonianza di come anche con i pochi fondi di cui dispongono gli studi indipendenti si possa fare un grande gioco horror, basta padroneggiare le dinamiche e instillare nel giocatore la giusta dose di terrore e non limitarsi a una serie di spaventerelli che servono sì a farci saltare dalla sedia ma non fanno insinuare la paura fino a dentro il nostro cervello.

Dead by Daylight

Questo gioco si merita di stare in questo listone perché rappresenta una piacevole variazione al tema survival horror. Contrariamente a tutti gli altri che vi abbiamo presentato, infatti, Dead by Daylight non è un gioco story-driven, ma fa della cooperazione il suo fulcro; in realtà, le dinamiche non sono molto diverse da quelle che usavamo da bambini giocando a guardia e ladri, visto che qui ci sono 4 giocatori che cooperano per sopravvivere ad un killer (guidato sempre da un giocatore umano) che vuole offrire la loro anima ad un’entità superiore.
Tra bug e problemi di connessione, il gioco non è esente da problemi, ma non bastano a rovinare un’idea molto figa: vestire i panni di Freddie Krueger o Michael Myers (solo due dei killer presenti nel gioco) e inseguire gli altri 4 giocatori non ha prezzo e ci fa soprassedere su tutti i problemi tecnici che funestano il gioco. Perché diciamo la verità, ogni volta che avete visto Halloween o Non aprite quella porta per chi avete tifato?

Dead Space

Quanto sarebbe facile dire che Dead Space è Resident Evil nello spazio? Facilissimo e infatti lo facciamo senza pensarci due volte: Dead Space è il figlio dell’amore tra Resident Evil e Alien. Archiviata la parte facile, concentriamoci su quella complicata: perché Dead Space è così bello?
Per prima cosa, il fatto che l’abbiamo paragonato ad altre opere non è un elemento negativo, anzi; Dead Space è uscito nel 2007, andando a colmare un vuoto creato proprio da Resident Evil 4 che, da quel capolavoro che è, aveva rivitalizzato il genere. É stata una benedizione per tutti i giocatori, quindi, poter prendere la guida di Isaac Clarke e provare di nuove quella sensazione di angoscia ma in un contesto completamente nuovo.
Il secondo motivo per cui Dead Space è un gran gioco è perché, bhè, Dead Space è un gran gioco! Dall’atmosfera claustrofobica e alienante (mutuata da Alien) al sistema di gioco vario e immersivo, Dead Space sarebbe un gioco maledettamente divertente da giocare, se non fosse per il fatto che ve la farà fare anche sotto dalla paura! Un grosso plauso deve anche essere fatto a quella mente malata responsabile del design degli xenomorfi, ops scusate, mi sono sbagliato, intendevo dei necromorfi: se non riuscirete a dormire bene la notte, adesso sapete con chi prendervela!

Until Dawn

Volenti o nolenti (e noi siamo nolenti), dobbiamo riconoscere che Scream ha rivoluzionato il genere horror al cinema, creando un esercito di epigoni che ci siamo portati dietro per anni, visto che si tratta quasi sempre di saghe lunghissime (un nome su tutti: Fatal Destination). Cosa avevano di particolare questi film? Fondamentalmente i protagonisti erano tutti i giovani adolescenti in cui, se avevi l’età giusta al momento della visione, potevi riconoscere tutti gli stereotipi con cui avevi a che fare tutti i giorni a scuola/università.
Qual era la cosa bella di questi film? Il vero piacere di guardare Scream nasceva dal fatto che questi stereotipi adolescenziali erano così fastidiosi da causare un’immensa gioia nel momento in cui passavano a miglior vita.
Se anche voi avete vissuto questo tipo di gioia, allora Until Dawn è il gioco che fa per voi, perché riprende esattamente le atmosfere e le dinamiche di Scream e vi mette in mano il potere di decidere se ‘sto branco de disagiati sotto steroidi debba continuare a vivere o meno. Il parole povere avrete il controllo di questo gruppo di ragazzi e le vostre scelte sentenzieranno in che modo si evolveranno le loro relazioni e chi riuscirà o meno a vedere l’alba.
Vi diamo solo alcuni indizi: in questo tipo di film, il personaggio di colore e chi fa sesso muoiono per primi.

Amnesia: The dark descent

Cominciamo con l’essere onesti: l’artificio narrativo della perdita di memoria e relativo viaggio tra gli indizi per recuperarla, aveva già scassato nel 1972, figuriamoci oggi. Per Amnesia, però, siamo disposti a fare una deroga a questa asserzione, perché i ragazzi di Frictional Games hanno fatto un ottimo lavoro nel metterci di fronte delle situazioni che ci stimolano il cervello (e la sua relativa sanità). Soli e senza memoria ci troveremo a vagare per il Castello di Brannenburg per adempiere ad un compito che ci siamo autoassegnati (storia lunga: non approfondisco per evitarvi spoiler) con l’unica consapevolezza che abbiamo dietro di noi una presenza che ci sta cacciando… e indovinate un po’ come possiamo liberarci di questa presenza e delle altre amene creature che popolano il castello? Mitra? Lanciafiamme? RPG? Niente di tutto questo, ovviamente! Non avremo a disposizione nessun tipo di arma, al massimo possiamo tirargli un candelabro in testa per rallentarli; la nostra unica opzione sarà fuggire e uscire fuori dal loro campo visivo, rintanandoci nei luoghi più bui che riusciamo a trovare. Ma non pensate nemmeno per un secondo di essere al sicuro, perché il buio è temibile quanto, se non di più, le creature che ci inseguono; non possiamo quindi restarci troppo a lungo, altrimenti la nostra barra della sanità mentale scende rapidamente fino a condurci alla pazzia, ricordandoci quello che succede ai protagonisti dei racconti di Lovecraft.



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