È stato breve ma anche molto intenso, è durato poco ma ci ha lasciato molto dentro: questi i motivi per cui, anche se si tratta di una sorta di demo espansa del prossimo Life is Strange 2, abbiamo deciso di parlarvi di Captain Spirit.

Cercheremo di farvi capire se vale la pena buttarvi in questa avventura e, per farlo, divideremo la recensione in una parte senza spoiler ed una parte dove dovremo per forza svelarvi qualcosa, perché ci sono elementi che ci serviranno per fare delle considerazioni.

State tranquilli, perché vi avviseremo prima dell’inizio degli spoiler.

Iniziamo dalle basi…

Recensione Captain Spirit

Captain Spirit è un’avventura grafica in cui non è possibile imbracciare armi, saltare, inanellare combo spettacolari, ma solo interagire con l’ambiente e con le persone che ci circondano stimolando delle reazione con le nostre azioni.

Tutto qui? Sì, tutto qui; questo tipo di dinamiche hanno le radici nell’alba dei videogiochi e, francamente, tra tutti questi giochi ipertrofici, se ne sentiva un po’ la mancanza; non si tratta solo di nostalgia, ma è proprio l’esigenza di abbassare i ritmi dell’azione, l’ansia del tempismo esasperato, e mettere sotto il riflettore la narrazione e la riflessione.

E in questo Captain Spirit fa un goal in rovesciata, perché prende tutte queste dinamiche che, raccontate così, potrebbero sembrare antiquate e le frulla con la mente magnifica di un bambino, rendendole speciali. Noi, infatti, guideremo Chris, un bambino di dieci anni che metterà il filtro della fantasia (alimentata soprattutto dai fumetti di supereroi) su ogni cosa che fa: ed è così che anche un’azione semplice come lavare i piatti diventa occasione per fare ricorso a fantastici poteri speciali.

Come vi abbiamo anticipato in apertura, il gioco dura poco, in due ore circa si arriva ai titoli di coda, ma finché dura è un’esperienza molto coinvolgente e immersiva; adesso dirò una cosa che potrà sembrare un’eresia, ma la narrazione funziona un po’ alla Dark Souls, ma permettetemi di spiegarmi meglio: dopo aver pigiato Start, ci troviamo subito a familiarizzare con il nostro Chris, senza grosse introduzioni e spiegazioni, e spetterà a noi svelare gli elementi della storia, poco a poco, interagendo con l’ambiente e carpendo le informazioni che riguardano la storia.

Tutto funziona molto bene, i ragazzi di Dontnod sono molto bravi a curare anche la regia delle inquadrature e l’impatto emotivo è massimo: seguire la trasformazione di Chris in Captain Spirit (la prima cosa che dovremo fare è disegnare il suo costume e poi realizzarlo), passaggio necessario per andare ad affrontare la sua nemesi Mantroid, è un vero piacere e credo che lo porterò con me a lungo.

Ecco, qui è il punto in cui ammetto candidamente che fino ad ora vi ho ingannato, ma l’ho fatto solo perché è la stessa cosa che ho vissuto io; mi sono approcciato al gioco senza grosse pretese, convinto di trovarmi davanti un gioco easy, funzionale alla presentazione di personaggi che appariranno poi in Life is strange 2. E invece, perché qui non si parla di solo intrattenimento, le emozioni di cui vi ho parlato sono tutte fuorché l’allegria, perché Chris è un bambino fantastico che si è ritrovato a vivere una vita durissima che troverà il suo apice emotivo nel momento in cui ci sarà chiaro quali elementi della realtà si nascondano dietro Mantroid.

Non vado oltre per non rovinarvi la sorpresa, ma era solo per farvi provare quello che ho provato visto che sono passato dall’avere il sorriso sulle labbra mentre utilizzavo i finti poteri di Chris, all’angoscia e alla rabbia che ho iniziato a provare mentre scoprivo i dettagli della storia.

Per concludere e rispondere alla domanda che mi sono posto all’inizio: vale la pena giocare Captain Spirit? Sì, assolutamente vale la pena. E non solo perché è gratuito e non solo perché è il prologo di Life is Strange 2. Vale la pena giocarlo perché ritengo sia un validissimo gioco, capace di rinfrescare un gameplay che ha più di 30 anni, anzi, mi voglio spingere oltre: un gioco perfetto così, fruibile come opera a sé stante, con un colpo di scena finale potente che vi lascerà a bocca spalancata.

La parte spoiler free finisce qui, da ora in avanti sveleremo alcune cose che abbiamo scoperto durante il gioco e che sono anche quelle che ci hanno lasciato leggermente perplessi, quindi se non volete rovinarvi la sorpresa ci salutiamo qui.

Ok, adesso che siamo rimasti soli, lasciatemi dire un altro paio di cose.

Cominciamo a dare un nome e cognome all’unico elemento che ci ha fatto inarcare il sopracciglio: troppa, ma veramente troppa, tragedia!

Il gioco, visto l’aspetto fortemente narrativo, va a cercare sin da subito un forte legame empatico con il giocare, ma se inizialmente riesce a farlo in maniera elegante facendoci conoscere Chris poco a poco, poi secondo me si comporta in maniera scorretta, procede per accumulo, affastella tragedia su tragedia e si riprende proprio sul finale, un secondo prima di gettare tutto alle ortiche.

Procedo con la parte spoiler e vi faccio degli esempi: quasi subito scopriamo che Chris è arrivato a sovrapporre il mondo della fantasia a quello reale a causa della morte della madre, che in famiglia è sempre stata quella con il talento artistico e che ha portato le arti nel mondo del figlio: fumetti, libri, musica, sono tutte passioni che Chris ha ripreso dalla madre.

Già questo sarebbe materiale sufficiente, però il gioco rilancia e ci mette di fronte al rapporto con il padre: Charles.

Anche qui, il gioco inizia facendoci credere che sarà una cosa piacevole, ma cambia subito direzione, visto che nostro padre, dopo che ci ha preparato la colazione, prende la sua bella bottiglia di Whiskey e si mette a vedere la partita di basket, invece di accompagnarci a comprare l’albero di Natale come ci aveva promesso.

È chiaro sin da subito che anche lui ha avuto difficoltà a gestire il lutto dovuto alla perdita della moglie… ma non finisce qui: perché Charles beve così tanto?

Tra le altre cose, perché era un’atleta professionista, un giocatore di basket molto apprezzato che si stava preparando a fare il grande salto in NBA, ma qualcosa è andato storto e si ritrova a fare un lavoro normale, ad essere una persona normale. Non finisce, ovviamente, qui, perché il bere già alle dieci di mattina non può non avere ripercussioni: alcool + frustazione può portare solo ad una conclusione: difficoltà nel gestire la rabbia.

Sarà proprio a causa di questa difficoltà che si ritroverà a perdere il lavoro da insegnante, che almeno lo teneva vicino al mondo dello sport, e, soprattutto, a diventare violento con il figlio.

Capito cosa intendevo??? Troppa tragedia, troppi temi delicati trattati tutti insieme:

  • Elaborazione del lutto
  • Depressione
  • Violenza sui minori
  • Isolamento
  • Alcoolismo

E nemmeno vi ho svelato tutto, perché la parte peggiore la voglio lasciare scoprire a voi, perché, nonostante queste sbavature Captain Spirit, secondo me, rimane un’esperienza da fare e su cui riflettere: i temi trattati sono molteplici e passerete ore a pensare a quello che avete appena vissuto.

La nostra Video recensione



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