Questa sembra essere l’era di Battle Royale, ma molti dimenticano che, ben prima di questa che sta assumendo sempre più le forme di una piaga sociale (non perché i battle royale siano brutti giochi, anzi, è che ormai ci ritroviamo questa modalità ficcata a forza anche in giochi che non c’entrano niente: mi aspetto un prossimo Fifa Battle Royale e poi appendo il joypad al chiodo), ma dicevamo… ben prima dei battle royale abbiamo sempre cercato un modo per sfogare i nostri istinti competitivi più bassi attraverso i videogiochi: già ai tempi di Doom e Quake era chiaro che sparare ad personaggio mosso da una “persona vera” fosse più divertente che freddarne uno guidato dall’intelligenza artificiale.

Perché lo facciamo? È forse un retaggio di quando vivevamo nelle caverne e dovevamo lottare contro i nostri simili per garantirci il sostentamento?
Ma che ne so io? Mica stiamo ad Ulisse - Il piacere della scoperta, qui!
Quello che vi posso dire con certezza è che, anche se di base preferiamo i giochi story driven, non disdegnamo qualche bella sessione dedicata a confrontarci con giocatori di tutto il mondo (a parte i coreani… i coreani sono troppo forti).

E direi che non siamo gli unici, visto che, grazie anche ai progressi fatti nelle infrastrutture, sono molti i giochi che sono riusciti ad offrire delle ottime esperienze multiplayer.

Per questo motivo, vi dico: benvenuti alla Top 10 multiplayer competitivi!

Via con il listone!

Fortnite/Playerunknown battleground

Inseriamo questi due videogiochi in questo listone perché cui piace farci odiare dalla gente

League of legends

League of Legends è un MOBA: chiaro, no? Dal 2009 ad oggi di strada ne ha fatta tanta, arrivando ad essere uno degli esport più praticati, con tornei organizzati in ogni parte del mondo e con premi che ammontano ad anni del nostro lavoro.
È il secondo gioco di questa lista che ci fa pentire di non aver giocato di più… andiamo un attimo all’angoletto a riflettere su cosa possiamo aver sbagliato nella nostra vita.

Counter Strike: Global Operation

Counter Strike nasce nel 1998 come mod di Half Life: due studenti hanno messo mano al codice del capolavoro Valve per creare una sparatutto in prima persona fortemente incentrato sulla tattica e su un certo realismo (pensate che in Brasile è stato censurato proprio a causa del suo realismo). Dal 1998 ad oggi, il gioco è passato sotto Valve e la sua strada non si è mai interrotta, le versioni si sono succedute, fino ad arrivare a Global Operation (anno 2012), praticamente senza incontrare cali di popolarità, tanto da essere ancora uno dei giochi più venduti e giocati su Steam.
Giusto per farvi capire quanto Counter Strike sia forte nel mondo dei giochi competitivi: il premio del torneo tenutosi a Columbus nel 2016 è stato di un milione di euro! Se vi state pentendo di non esservi mai specializzati in questo tipo di giochi, sappiate che lo stiamo facendo anche noi!

For Honor

Lo spunto da cui parte For Honor sembra quello di una barzelletta brutta: ci sono un samurai, un cavaliere e un vichingo. Il filmato introduttivo, nonostante sia una cosa bellissima da vedere, non riesce a far superare le perplessità della parte narrativa, ma non appena prenderete il joypad in mano tutte le preoccupazioni verranno meno: non ve ne fregherà nulla se state picchiando un samurai o un cavaliere, l’importante è massacrare. Il gioco Ubisoft, dopo una partenza zoppicante, è partito in sordina, ma è cresciuto alla grande grazie al continuo supporto (come, peraltro, successo anche a Rainbow Six): non sono mai mancati nuovi personaggi, abilità e arene in cui far esplodere la mattanza.
Perché For Honor è in questo listone? Perché secondo noi è un gioco importantissimo che rompe la noia e l’egemonia degli FPS nel mondo dei multiplayer e, anche, perché porta il concetto di tecnica nel mondo delle mazzate cappa e spada: il fulcro del gioco è evitare che i combattimenti siano la sagra dei pigiabottoni, ma il ritmo viene abbassato notevolmente grazie ad un sistema di combattimento che introduce la variabile della direzione del colpo.
In soldoni: il tuo nemico ti sta portando un colpo dall’alto e tu pari a destra? Bravo, ti becchi una mazzata in fronte.
Semplice da capire, difficile da padroneggiare.
A completare il quadro, chiudiamo dicendovi che le modalità sono tante e molte varie: si passa dal semplice (ma appagante 1 contro 1) fino a arrivare a varie combinazioni di 4 contro 4.

Overwatch

Overwatch non vuole creare fraintendimenti, una modalità single player non ce l’ha proprio! Il gioco Blizzard, secondo noi, deve il suo successo ad una intuizione brillante calata in una tipologia di gioco piuttosto canonica, ma procediamo con ordine… intanto, cos’è Overwatch? Overwatch è uno sparatutto in prima persona dove due squadre da 6 giocatori si affrontano nelle seguenti modalità: Conquista, Trasporto, Controllo e Conquista/Trasporto. Anche in Overwatch, come altri giochi del genere, risulta fondamentale mettere su una squadra ben equilibrata, con i ruoli dei giocatori scelti in modo da amalgamarsi al meglio per portare avanti una tattica vincente. Come dicevamo: abbastanza canonico, no? E allora? Qual è l’intuizione geniale? Il fatto che gli sviluppatori hanno deciso di creare un gioco hero-oriented, dove i personaggi giocabili non sono delle marionette senza pietà, ma dei personaggi unici e ben caratterizzati, ognuno con caratteristiche proprie che modificano pesantemente il modo di approcciarsi alla partita. In questo modo, Blizzard si è trovata tra le mani una gallina dalle uova d’oro, alimentata da personaggi fighissimi (grazie ad un character design molto ispirato e altrettanto “giapponese”) che è riuscita ad alimentare con video, immagini, merchandise, per cui gli appassioanti sono impazziti.
Il vostro dubbio a questo punto potrebbe essere: vabbè ma dietro tutti sti pupazzi, c’è pure un bel gioco? Sì, cari amici, la risposta è assolutamente sì.
Overwatch, con i suoi colori e le esplosioni, oltre ad essere una gioia per gli occhi, è un gran gioco dove il saper fare lavoro di squadra premia tantissimo e spinge, quindi, i giocatori ad approcciare le situazioni con una certa intelligenza.

Titanfall 2

Non c’è niente da fare, a noi questo gioco piace e pure tanto, così tanto da arrivare a preferirlo, nella categoria FPS competitivi, a mostri sacri come Battlefield e Call of Duty (non venite a menarmi, per favore!!!). Perché ci siamo permessi di dire questa cosa che agli occhi di molti sembrerà una bestemmia? Bhè, oltre a perché lo pensiamo fortemente, ci sono degli elementi di Titanfall che lo rendono più fresco ai nostri occhi: l’ambientazione fantascientifica interessante, il design delle armi e la possibilità di sfruttare doti atletiche sovrannaturali grazie ai gadget tecnologici, portano il gioco un passo avanti alla concorrenza. Perché va bene le guerre mondiali, toccanti gli atti di eroismo e tutto il resto, ma il realismo che questa scelta comporta (e che fa urlare allo scandalo gli appassionati quando non viene rispettato) per noi non può competere con le possibilità che può offrire in uno scenario multiplayer l’ambientazione di Titanfall. Le partite sono veloci ma non randomiche, il giocatore ha la possibilità di far valere le proprie abilità e le possibilità di scelta sul modo in cui affrontare la situazione praticamente infinite.
I più pignoli potranno far notare che anche Call of Duty ha tentato questa strada, ma questi pignoli dimenticano che Infinite Warfare è stato l’episodio che è stato più disprezzato dai fan e, soprattutto, che in Titanfall si possono guidare dei robbottoni! Capite??? Dei grossi, grossi robot! Potete immaginare un mezzo migliore per fraggare nemici online?

Fifa/PES

Uniamo le due simulazioni calcistiche per eccellenza in un’unica posizione, un po’ per non inimicarci nessuno, un po’ perché, in effetti, eravamo un po’ in difficoltà nel compiere la scelta definitiva. Siamo partiti come giocatori di Winning Eleven, ci siamo convertiti a FIFA e quest’anno siamo ancora nella fase BHO! In attesa di avere le idee più chiare. Sapete, però, qual è l’unica cosa che non è mai cambiata di edizione in edizione? La voglia di metterla sotto l’incrocio e urlare GOALLLL in faccia ad un altro essere umano. È dai tempi della gloriosa PS2 che lo scopo di questi giochi è quello di competere con altri appassionati, tanto è vero che hanno inventato dell’hardware apposta (i multitap che permettevano di giocare fino a 4 contro 4); sono passati gli anni è nulla è cambiato e il fatto che non abbiamo più il nostro avversario seduto sul divano accanto a noi, non ha reso meno emozionante urlare a più non posso ogni sfottò possibile e perdere la dignità nei confronti degli altri condomini.

Towerfall Ascension

Siete dei rosiconi? State lontani da Towerfall. Avete amici rosiconi? Regalategli questo gioco e poi sfidateli, giusto per godere nel vedere il loro fegato esplodere. Towerfall è un gioco estremamente divertente che getta fino a quattro giocatori in un’arena in due dimensioni e li costringe a sfidarsi a colpi di arco. Essendo un gioco estremamente frenetico (non sarete mai al sicuro e dovrete muovervi in continuazione), condizionato anche dai power-up che compaiono nell’arena, non è esattamente un gioco che premia l’abilità; i risultati, quindi, tendono ad essere un po’ erratici ma, se riuscite, appunto, a non rosicare, il divertimento è assicurato.

Mario Kart 8

Mario Kart, per me, è il Dr Jekyll e Mr.Hyde: tanto lo trovo noioso giocato in singolo, tanto esaltante quando giocato in competitiva. Essì, sono fermamente convinto che la modalità single player di questo gioco serva esclusivamente per studiare i tracciati e capire dove fare più male agli avversari. Altre convinzione che ho in merito a Mario Kart è che debba il suo successo al “Fattore Bastardo”: bello il track design di pregio, bellissima e colorata la parte estetica, ma se questo fosse stato un semplice gioco di corse non se lo sarebbe filato nessuno. E invece, guidare il kart con il povero Luigi o con quell’ostinato di Bowser diventa improvvisamente interessante grazie al “Fattore Bastardo”! Cos’è il “Fattore Bastardo”? Grazie per la domanda: dicesi “Fattore Bastardo” quella dinamica di gioco grazie alla quale un risultato che sembra ormai acquisito viene improvvisamente rimesso in discussione. E qui di modi per sfogare la vostra bastardaggine contro i vostri amici ne avete a bizzeffe: bucce di banana, gusci di tutti i tipi, power up vari! Nessuno può mai dormire tranquillo in Mario Kart! Provate! Sul serio! Fate una bella corsa con un vostro amico, fatevi superare poco prima del traguardo, fate in modo che assapori la vittoria e poi BAM! Punitelo con un bel guscio rosso nelle terga e abbassatevi gli occhiali da sole mentre lo superate.

Tom Clancy’s: Rainbow Six - Siege

Questa ennesima iterazione di Rainbow Six (abbiamo ormai perso il conto di quanti ne possano essere usciti) è incentrata esclusivamente sul multiplayer e, francamente, pensiamo che Ubisoft abbia fatto una grande scelta. Nella sua natura di sparatutto in prima persona di matrice molto tattica, il gioco dà il meglio di sé quando ci offre la possibilità di affrontare altri avversari umani, invece delle deficitarie intelligenze artificiali.
Certo, il gioco perde un po’ della sua natura strategica e diventa leggermente più frenetico, ma al cambio, siamo sicuri di averne guadagnato.
Com’è strutturato, quindi, questo Rainbow Six?
Due squadre da 5 giocatori si affrontano alternandosi nei ruoli di Attaccanti e Difensori, in modalità come: Presidio, Salvataggio e Artificieri.
Messa così potrebbe sembrare complicata, ma fidatevi è come quando da bambini giocavate a guardia e ladri.
Rainbow Six è un ibrido (come altri in questo listone) perché ha sia un’anima cooperativa che competitiva, il consiglio è, quindi, di ingaggiare altri 4 amici e fare la vostra squadra per scalare la Classifica un ostaggio salvato alla volta!



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